Trincee

I percorsi della prima Guerra mondiale, le trincee

Una caratteristica della prima guerra mondiale fu la guerra di trincea, una tattica di guerra che vide gli eserciti nemici combattere per lunghi periodi di tempo.
La linea sulla quale gli eserciti combattevano è il fronte. Il fronte era costituito da fosse e ricoveri sotterranei che i soldati utilizzavano per ripararsi dai colpi nemici.
Questi fossati o trincee erano lunghi corridoi scavati nel terreno.
Le trincee erano riparate da muretti, mucchi di terra e filo spinato.
Le trincee avevano anche postazioni di tiro, cioè luoghi dai quali i soldati potevano sparare.

Il fronte era costituito da molte trincee; la prima trincea si trovava di fronte al nemico, dietro la prima vi erano altre trincee collegate tra loro da passaggi sotterranei.
Dietro tutte le trincee si trovavano le retrovie con centri di comando, servizi medici, punti di ristoro, depositi.

Le due trincee nemiche erano separate dalla “terra di nessuno”, un vero e proprio ammasso di cadaveri, feriti e crateri provocati dalle granate. Nella “terra di nessuno” non potevano accedere nemmeno le squadre di soccorso.

All’interno delle trincee le truppe vivevano in condizioni molto difficili.
Di notte i soldati erano costretti a vigilare per respingere eventuali attacchi e per evitare di essere colpiti dai nemici.
Di giorno la lotta era contro i topi, i pidocchi, il freddo, il fango e l’umiditá.

Molti soldati morirono a causa della scarsa igiene e di gravi malattie; altri soldati impazzirono o disertarono perché non sopportavano l’orrore delle trincee.
Per evitare che i soldati abbandonassero il campo di battaglia venne imposta una disciplina durissima; in alcuni casi per ogni soldato che scappava venivano fucilati più uomini.
I soldati trascorrevano lunghe giornate ammassati in queste fosse aspettando l’ordine di combattere.
Quando il fischietto di un ufficiale lanciava un attacco, i soldati andavano all’assalto del nemico con le baionette sui fucili.
Moltissimi soldati venivano colpiti dal fuoco delle mitragliatrici nemiche, altri rimanevano feriti o mutilati nella “terra di nessuno” senza poter essere soccorsi.
In trincea il soldato conviveva in ogni momento con la paura: gli uomini erano spaventati dalle cannonate che cadevano vicine, dai sibili dei proiettili, dal terrore continuo di trovarsi davanti ad uniformi di diverso colore.
Per sopportare questa vita, i soldati bevevano grandi quantità di alcolici e speravano che arrivasse posta da casa o che i superiori concedessero una licenza.

Il tracciato della linea di trincea veniva stabilito sulla cartina dal comandante di compagnia e dai comandanti di plotone (la truppa dei soldati veniva suddivisa in compagnie e ogni compagnia veniva a sua volta suddivisa in plotoni).

La trincea doveva adattarsi al terreno, perciò il suo andamento era irregolare, spesso a zig-zag. I tratti rettilinei dovevano comunque essere limitati in quanto, in caso di assalto da parte del nemico, il plotone presente in trincea sarebbe stato esposto al fuoco per l’intera lunghezza.
La trincea doveva essere larga solo tanto quanto occorreva al soldato per passare senza difficoltà.
In montagna il tipo di terreno non rendeva possibile lo scavo di fossati profondi, perciò si utilizzavano come fortificazioni ammassi rocciosi, bassi muretti in cemento e mucchi di sassi.
Ogni 20-30 metri veniva scavata nella parete una nicchia ove i soldati potevano scansarsi per non intralciare il trasporto dei feriti.

Per ripararsi dalla pioggia, dal vento e dalla neve si adoperavano tettoie realizzate con tavole di legno rivestite di catrame, poi ricoperte di terra e sistemate in modo da poter essere tolte con rapidità.
Anche il fondo delle trincee veniva ricoperto di tavole di legno, perché il continuo passaggio degli uomini sgretolava a poco a poco la superficie naturale che spesso diventava impraticabile a causa del fango.