Il rancio, incursione “armato di gavette”!

Soldato fa incursione armato di gavette con il rancio

Mentre il rancio dei soldati italiani veniva preparato nelle retrovie, trasportato nelle trincee di notte per evitare i colpi nemici, il rancio per il comando era cotto e trasportato poco prima di essere consumato. Il più delle volte il brodo che giungeva nelle trincee della prima linea era una sorta di gelatina gelida. Durante il primo anno di guerra nel Monte Piana, in una delle giornate d’inverno più fredde e nevose del secolo, il Monte era totalmente coperto da uno strato di nebbia che perdurò per giorni.
Calato il buio, inizia il solito giro per le trincee con il rancio dei soldati.
La combinazione neve-nebbia-buio rendono difficile l’orientamento!
Uno di questi “corrieri del rancio”, inconscio di quanto sta accadendo oltrepassa la prima linea, oltrepassa la “terra di nessuno”, la cosiddetta fascia che si trova tra le due prime linee. Entra in territorio nemico. Entra in una trincea per ripararsi dall’eventuale fuoco nemico e la percorre fino all’arrivo in una baracca in legno.
Con una gavetta appesa alla giacca, una allo zaino, una alla cintura dei pantaloni, “tira un sospiro di sollievo” in quanto arrivato sano e salvo con il rancio. Una volta aperta la porta, capisce di essere entrato invece al Comando Austro-Ungarico sulla sommità nord del Monte Piano.
Questa vicenda mise in discussione la totale convinzione, da parte degli Austro-Ungarici, che la parte di montagna da loro controllata fosse inespugnabile.

(Fonte: http://assneamicidelmontepiana.altervista.org/joomla/imprese-storiche)